CODICE APPALTI: UN CANTIERE SENZA FINE…..

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Il D.Lgs 50/2016 ha compiuto un anno di vita (18 aprile) ed è già pronta una revisione completa.

“Non c’è pace tra gli ulivi”…. è il titolo di un film del genere neorealista, ma nel tempo questo enunciato ha assunto le caratteristiche di un “modo di dire” indicando prevalentemente situazioni contorte e difficilmente definibili. In una di queste situazioni si può identificare appieno il nuovo codice degli appalti, appunto il D.Lgs 50 del 18 aprile 2016 che succede al precedente codice – D.Lgs 163/2006 – anch’esso emanato nel mese di aprile – correva l’anno 2006 – e rivisto ampiamente quattro anni dopo.

Così pure per il nuovo codice: è approvata la revisione di 119 articoli su 220 con oltre 350 modifiche al testo originale, praticamente …. un cantiere senza fine.

E sono seriamente preoccupato perché si va realizzando l’ennesimo “eco-mostro normativo” che non servirà a scongiurare l’affossamento della trasparenza e dell’onestà, ma solo a complicare la vita degli “onesti addetti ai lavori”.

Credo veramente che per una “Buona Pratica” nella gestione degli affidamenti di opere e servizi non serva un poderoso apparato di regole, ma occorra essenzialmente “un cuore nuovo”. Si, proprio una sorta di trapianto di cuore nelle persone……

Già il Re David vissuto circa 1.000 anni prima di Gesù Cristo, ispirato ed abile cantore di Israele, dice (e canta) nel Salmo 14

Lo stolto pensa: «Non c’è Dio».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
nessuno più agisce bene.

Il Signore dal cielo si china sugli uomini
per vedere se esista un saggio:
se c’è uno che cerchi Dio.

Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti;
più nessuno fa il bene, neppure uno.
Non comprendono nulla tutti i malvagi,
che divorano il mio popolo come il pane?

Non invocano Dio: tremeranno di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.
Volete confondere le speranze del misero,
ma il Signore è il suo rifugio.
Venga da Sion la salvezza d’Israele!
Quando il Signore ricondurrà il suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele.

E’ certamente ampia e seria la corruzione del cuore dell’uomo che non teme Dio, che il Re David la ripropone anche nel Salmo 53; e la scrittura non è posta come un codice sanzionatorio che vuole limitare la libertà, ma come una “luce” che illumina la vita delle persone.

La situazione era quindi già critica 3.000 anni e lo sarà pure per i prossimi tremila anni se nel cuore dell’uomo risiede e risiederà solo interesse, denaro, successo, carriera e si perde ciò che più conta: qualità di vita, onestà, insomma se Dio è completamente “scansato” dal suo posto ed ognuno può ritenersi in diritto di fare ciò che crede meglio, passando come un rullo compattatore sopra la vita di tante persone.

Esiste il buon senso – bene purtroppo non posseduto su larga scala – ma presente in tante persone di retta coscienza, non avvinghiate nella sete del denaro. Non so se l’architetto Sébastien Le Prestre, Marchese di Vauban (Maresciallo di Francia 1633-1707) fosse cristiano oppure no, ma ciò che scrisse oltre tre secoli fa in questa lettera al ministro della Guerra François Michel Le Tellier, Marchese di Louvois (1641-1691) proprio in tema di appalti pubblici, è estremamente interessante:

Eccellenza Ministro della Guerra,

abbiamo opere di costruzione che trasciniamo da anni non mai terminate e che forse terminate non saranno mai.

Questo succede, Eccellenza, per la confusione causata dai frequenti ribassi che si apportano nelle opere Vostre, poiché va certo che tutte le rotture di contratti, così come i mancamenti di parola ed i ripetersi degli appalti, ad altro non servono che ad attirarVi, quali Impresari, tutti i miserabili che non sanno dove batter del capo ed i bricconi e gli ignoranti, facendo al tempo medesimo fuggire da Voi quanti hanno i mezzi e la capacità per condurre un’impresa.

E dirò inoltre che tali ribassi ritardano e rincarano considerevolmente i lavori, i quali ognora più scadenti diverranno.

E dirò pure che le economie realizzate con tali ribassi e sconti, cotanto accanitamente ricercati, saranno immaginarie, giacché similmente avviene, per un impresario che perde, quanto per un individuo che si annoia: s’attacca egli a tutto ciò che può, ed attaccarsi a tutto ciò che si può, in materia di costruzioni, significa non pagare i mercanti che fornirono i materiali, compensare malamente i propri operai, imbrogliare quanta più gente si può, disporre della mano d’opera più scadente, come quella che a minor prezzo si offre, adoperare i materiali peggiori, trovare cavilli in ogni cosa e leggere la vita or di questo or di quello.

Ecco dunque quanto basta, Eccellenza, perché vediate l’errore di questo Vostro sistema; abbandonatelo, quindi, in nome di Dio; ristabilite la fiducia, pagate il giusto prezzo dei lavori, non rifiutate un onesto compenso ad un Impresario che compirà il suo dovere.  Sarà sempre, questo, l’affare migliore che Voi potrete fare.

Architetto Marchese di Vauban

Parigi, il 17 luglio del 1683

…. IN QUESTO MODO, AVREMO CERTAMENTE STRADE MIGLIORI, PONTI CHE NON CROLLANO, CONDOMINI “UMANI” E NON PRIGIONI, TRASPORTI EFFICIENTI ECC. ECC. INSIEME AD IMPRESE SANE CHE NON FALLISCONO, CHE NON TRUFFANO E CHE PAGANO LE “GIUSTE” TASSE, ED INSIEME AD UN GOVERNO CHE SI PRENDE CURA E TUTELA I PROPRI CITTADINI……

 

CARI AMICI, UN DONO PER NOI UOMINI, SPOSI, PROMESSI SPOSI, IN CERCA DI BENE …..

LETTERA DI SANT’AGOSTINO ALL’UOMO PER AMARE UNA DONNA IN PIENEZZA E PER SEMPRE

Giovane amico, se ami questo è il miracolo della vita.
Entra nel sogno con occhi aperti e vivilo con amore fermo.
Il sogno non vissuto è una stella da lasciare in cielo.
Ama la tua donna senza chiedere altro all’infuori dell’eterna domanda che fa vivere di nostalgia i vecchi cuori.
Ma ricordati che più ti amerà e meno te lo saprà dire. Guardala negli occhi affinché le dita si vincolino con il disperato desiderio di unirsi ancora; e le mani e gli occhi dicano le sicure promesse del vostro domani. Ma ricorda ancora, che se i corpi si riflettono negli occhi, le anime si vedono nelle sventure.
Non sentirti umiliato nel riconoscere una sua qualità che non possiedi.
Non crederti superiore poiché solo la vita dirà la vostra diversa sventura.
Non imporre la tua volontà a parole, ma soltanto con l’esempio.
Questa sposa, tua compagna di quell’ignoto cammino che è la vita, amala e difendila, poiché domani ti potrà essere di rifugio.santagostino
E sii sincero giovane amico, se l’amore sarà forte ogni destino vi farà sorridere.
Amala come il sole che invochi al mattino.
Rispettala come un fiore che aspetta la luce dell’amore.
Sii questo per lei, e poiché questo deve essere lei per te, ringraziate insieme Dio, che vi ha concesso la grazia più luminosa della vita!
(S. Agostino)

NATALE 2016

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Carissimi fratelli e sorelle, amici ed amiche ed anche …. cari nemici, auguri!!

Non è il solito Natale, nemmeno il solito Capodanno, neppure la solita Epifania. Se tutto fosse semplicemente ripetitivo, il vivere porterebbe una noia terribile ed insopportabile. Ricordo bene due cose sottolineate nei ritiri autunnali di inizio corso:

  1. La vita senza Dio ha una dimensione “circolare” con gli stessi atti quotidiani ricorrenti …. sveglia, colazione, lavoro/scuola, pranzo, lavoro/studio,svago? Cena, tv, sonno …. ed ancora sveglia, colazione ecc., ma l’annuncio del Kerigma con la chiamata ad una vita nuova e la risposta personale di ognuno Si, avvenga in me quello che hai detto, donano alla vita stessa una dimensione “lineare” rivolta verso l’Alto, verso il Cielo. Allora tutto riprende senso dalle cose più semplici a quelle più complesse.
  2. Posto che la nostra risposta sia affermativa “Si, avvenga di me quello che hai detto – poiché nulla è impossibile a Dio” la conseguenza naturale è bene esposta nel brano dove Rabbì Joshua ben Levi domanda al profeta Elia: “Quando verrà il Messia? Dove sta?” Elia risponde “tra i lebbrosi!” e Rabbì Joshua ben Levi riprende “E come saprò che è il Messia?”

I lebbrosi per evitare il contagio di altre persone vanno in giro bendati; ma le bende fanno male e quando ritornano al luogo dove vivono, si tolgono le bende.

Tutti tranne uno: Lui si toglie le bende e poi se le rimette di nuovo: quello è il Messia! Ecco questa è, o dovrebbe essere, la nostra situazione. Noi siamo questo lebbroso che torna alla comunità e lì può togliersi le bende per stare meglio (e un po’ di puzza – dei peccati – si può anche sopportare) ed essere curato con l’ascolto della Parola, la Liturgia e la vita comune, ma poi se le rimette subito ed è pronto ad uscire, a ripartire, cioè a rispondere subito alla chiamata del Signore: la missione e la testimonianza della buona notizia, perdere la propria vita per l’altro.

Ritorna però frequentemente la tentazione della vita comoda e il nemico “numero uno” la usa con astuzia per metterci in evidenza che chiaramente, a dir suo, Dio odia l’uomo … (per di più è anche monotono: sempre e solo la stessa accusa!)  E quando cediamo alla tentazione dell’agiatezza, ecco che necessita talvolta uno scuotimento forte per ridestarci dal torpore.

C’è stato anche un terremoto “fisico” …. Ci sono spesso terremoti nei fatti della vita. Riflettevo poi che nel 1997 morì Giorgio Filippucci nostro caro padre spirituale che ha speso la sua vita affinché noi potessimo conoscere il Padre che è nei cieli e quell’anno vi fu un gran terremoto; quest’anno è morta Carmen Hernandez co-fondatrice del cammino neocatecumenale che ha speso la sua vita per l’annuncio del vangelo e c’è stato un gran terremoto… poco meno di 2000 anni fa morì in croce sul Golgota, Gesù e vi fu un gran terremoto……Chiaro è, e lo dico per fugare ogni dubbio che io sia portatore di funeste interpretazioni, che in buona parte d’Italia e del mondo il terremoto non lo hanno nemmeno avvertito, però io si e per me il terremoto è stato comunque “un fatto” e un fatto che parla alla mia vita e mi interroga e mi chiama seriamente a conversione…. Ricordo una delle scosse più forti di fine ottobre: ero solo in ufficio; tardo pomeriggio – ore 19:10, buio della notte, un tempo pessimo con pioggia forte e grandine, vento impetuoso, tuoni fulmini e da ultimo … il terremoto! Il capannone ha cominciato ad ondeggiare ed ho pensato: ecco ci siamo è la Pasqua! Poi … la fuga per le scale (so bene che non è questo il comportamento da tenere in caso di terremoto – è riportato in tutti gli opuscoli informativi – ma in quel momento ha prevalso il pensiero del “si salvi chi può!”) La vita è seria! Molto seria!

Per questi motivi il Natale che arriva è diverso dai precedenti. Mi ha molto colpito quanto scritto da una cara sorella, mamma, giornalista e scrittrice …. Ne riporto di seguito un estratto:

…. A volte i santi te li vedi arrivare così, con una giacchetta nera di taglio maschile, le mani indurite dalla vita all’aria aperta, le guance arrossate dal freddo. Gabriella mi è venuta incontro ad Amatrice senza tanti convenevoli. Cercavo qualcuno che mi parlasse di come si può vivere la spiritualità senza chiese, nella devastazione più totale. Immaginavo una donna emotiva e comunicativa – ero lì per fare delle riprese per la notte di Natale, e si sa che la lacrima si porta molto bene in video. Invece lei fa poche concessioni alle emozioni, ma dice la cosa giusta: Quest’anno Natale avrà il senso che deve avere davvero. Noi non abbiamo più niente, non abbiamo le nostre cose, non abbiamo il calore di una casa, abbiamo perso delle persone. Noi la aspettiamo questa nascita.

Gabriella vive la condizione del credente, quello vero. Quello che ha davanti al cuore e alla coscienza la consapevolezza della sua totale dipendenza da Dio. Scorticato delle sue certezze, inciso nella carne, il credente sa che se Dio c’è o non c’è cambia tutto, tutta la sua storia.  (C.M.)

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Tra le macerie nasce il Salvatore

Tra le nostre macerie nasce il Salvatore!!

Maràna tha!

Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”

E chi ascolta ripeta: “Vieni!”…

“Sì, verrò presto!”

Amen

Vieni, Signore Gesù.

Buon Natale 2016 – Paolo Moroni

IL BUON USO DELLE RICCHEZZE

Nel mese di marzo scorso ho avuto occasione di passare due giorni a Milano insieme a parte della mia famiglia, profittando del viaggio già programmato per la rappresentazione di un musical d’eccezione al teatro Linear Ciak (i biglietti costituivano il regalo di Natale 2015). Nostra ferma intenzione per il pomeriggio d’arrivo, era visitare parte del centro di Milano a cominciare dal duomo, ma contro questo nostro desiderio s’è abbattuto lo sciopero delle metropolitane milanesi con inizio alle ore 18:00 …

Scontate e quindi superate le immediate lamentazioni, questa circostanza si è poi rivelata estremamente positiva in quanto ci ha permesso di concentrarci sullo spettacolo teatrale, oggetto primo del nostro viaggio, rimandando al giorno successivo e dopo una abbondantissima colazione (per me era una colazionepranzomerenda) la visita mancata del giorno precedente.

Complici il gradimento del musical, il riposo notturno e la megacolazione, la visita al duomo di Milano si è svolta con la massima serenità e calma che neanche la chilometrica fila d’accesso ha potuto abbattere; anzi, la fila stessa ha permesso da subito un’attenta osservazione della facciata del duomo.

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Come tutte le cattedrali gotiche, anche il Duomo di Milano fin dall’inizio è stato pensato per trasmettere, con l’architettura e gli apparati decorativi, il messaggio della salvezza cristiana. Leggiamo anche che in ogni edificio religioso medioevale l’arte è concepita come forma d’insegnamento. Tutto ciò che l’uomo deve conoscere – la storia del mondo, dalla creazione alla fine dei tempi, i dogmi della religione, l’insegnamento dei santi, la gerarchia delle virtù, la varietà del sapere, delle arti e dei mestieri – era illustrato ed insegnato per mezzo di dipinti, vetrate, sculture ed elementi architettonici. vetrata-duomo

Inoltre nella visione dell’uomo medioevale, la Cattedrale fu sempre assunta a simbolo della Gerusalemme celeste.

Particolare interesse ha suscitato in noi il percorso archeologico nei sotterranei del duomo, con il fonte battesimale ottagonale dove nel 387 Ambrogio, Vescovo di Milano, battezzò Agostino futuro Dottore della chiesa.

Ma la parte più emozionante e spettacolare è stata la passeggiata sulle terrazze del duomo, complice una bellissima giornata primaverile, tra un intreccio continuo di guglie, capitelli, merletti. Contestualmente leggiamo che l’apparato della statuaria (3400 statue e oltre 700 figure inserite negli altorilievi marmorei) che abbellisce i capitelli, le volte, il paramento marmoreo, la facciata, i finestroni e le 135 guglie, è immagine del Paradiso: patriarchi e profeti, martiri e santi indicano il nostro eterno destino di redenti dal sacrificio della Croce, guidati verso il cielo dalla Vergine Maria che spicca nel punto più alto del tempio.

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Da buon ragioniere (che poi “buon” …. me lo dico da me quando invece, e se del caso, dovrebbero dirlo gli altri…) tra tutte le statue poste sulle guglie e che sembrano vigilare sulla città di Milano, il mio interesse particolare ricade su questa (vedi foto sotto): rivolta verso il Centro Direzionale di Milano, sembra dare un serio ammonimento con il dito indice della mano destra, del tipo …BADA!!! … ed anche BADATE!!! …BADATE BENE ….

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Già il centro direzionale di Milano con la torre Unicredit (banca) che con i suoi 231 metri di altezza alla guglia è il secondo grattacielo più alto d’Italia, dopo la Torre Isozaki (o torre Allianz … banca/assicurazioni… vedi vedi…)!!

Sembra che anche il centro del potere voglia puntare dritto al cielo, con una guglia altissima, quasi come una sfida… ma qui, dalla terrazza del duomo con le sue 135 guglie (altro che una) parte chiara l’ammonizione che dicevamo prima: BADA!!! BADATE!!! … fate “buon uso” delle ricchezze! E torna alla mente un’omelia di Basilio di Cesarea (vissuto nel IV^ secolo d.C.) dove Basilio condanna le ingiustizie sociali del tempo (del tipo … nulla di nuovo sotto il sole….) e conferma l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio. Non condanna la ricchezza in quanto tale, ma il cattivo uso che ne fanno i ricchi e che genera avarizia ed egoismo. Il ricco non è proprietario dei beni che possiede, ma amministratore di essi. Un giorno dovrà rendere conto a Dio dell’uso che ne ha fatto. Chi possiede beni dovrà condividerli con i bisognosi, perché cosi facendo rimborserà a Dio il prestito con lui contratto.

Per questo tutte le grandi aggregazioni di banche, società commerciali, finanziarie, industriali, dietro al buon proposito della competitività e della razionalizzazione dei costi, rappresentano l’ossessiva ricerca del maggior profitto o meglio, del profitto sempre maggiore …. e poi, per personale convinzione, anche del “TOO BIG TO FAIL” (troppo grandi per fallire… genererebbero un dissesto anche statale) … così stanno anche al sicuro.

Ma tutto questo vale per ogni persona (a cominciare dal sottoscritto) per la ricorrente tentazione dell’agiatezza. Tutto già scritto profeticamente nel Vangelo di Luca: “la campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra se: Che farò, poiché non ho dove porre i miei raccolti? E disse …(dopo tanti dubbi e tormenti, notti insonni, si da la risposta) …farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e tutti i miei beni” … e poi? la ricchezza genera ancora ricchezza e “teoricamente” c’è un punto di non ritorno per cui bisogna ancora demolire per costruire magazzini sempre più grandi … e tutto questo genera affanno e preoccupazioni…. e quando dici “anima mia hai a disposizione molti beni per molti anni!! Mangia, bevi e datti alla gioia… stolto! questa notte stessa morirai e quello che hai accumulato per chi sarà?”

Per questo la condivisione è non solo opportuna, ma indispensabile e in più ora, adesso, subito, non quando ormai la vita terrena sarà terminata.

Anche la Costituzione Conciliare Gaudium et Spes dice che “a tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla propria famiglia…. e gli uomini hanno l’obbligo di aiutare i poveri e non soltanto con il loro superfluo. Colui che si trova in estrema necessità ha il diritto di procurarsi il necessario dalle ricchezze altrui“.

Chiaro che oltre ad una responsabilità personale c’è una responsabilità ancora maggiore di chi è stato chiamato ad governare la nazione mediante le proprie funzioni istituzionali. Per questo preghiamo costantemente per i governanti perché agiscano con discernimento, rettitudine e quindi per il bene comune.

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Paolo Moroni

Le misure a sostegno del reddito familiare (e della natalità) e il sistema pensionistico

Non è per una particolare “fissazione mentale” (non sono accettati altri termini specie se volgari…) ma torno a parlare delle misure a sostegno delle famiglie e in aggiunta, comunque correlato a questo argomento, del sistema pensionistico italiano. Tanto si parla, tanto si critica circa l’impostazione e il funzionamento del nostro sistema previdenziale, cercando soluzioni con chissà quali algoritmi di calcolo, senza mettere mai in primo piano il vero problema che sta alla base di tutto e cioè “l’inverno” demografico del nostro paese. Questo problema non è certamente risolvibile con particolari Leggi, Regolamenti ed altro in quanto, per larga misura, ha la propria radice nelle scelte di vita e di fede delle persone, ma è altresì ovvio ed evidente che un sostegno alle famiglie, economico, non di chiacchiere, forte e consolidato da parte del Stato, sarebbe un buon inizio. A tal proposito gradirei che una trasmissione di RAI 3 del ciclo “Chi l’ha visto?” fosse dedicata al Quoziente Familiare Italia.

In merito a quanto sopra detto, scrivo qualcosa al Presidente dell’INPS pur nella consapevolezza che una risposta, forse, non mi tornerà mai.

Al Presidente dell’INPS

Egregio Sig. Presidente,

La ringrazio tantissimo per ciò che sta facendo, in questi tempi estremamente difficili, alla guida dell’Istituto di Previdenza più grande d’Europa.

Seguo con approvazione ed ammirazione, i suoi richiami continui circa la necessità di un intervento di riforma sul fronte pensioni e di contro le prese di posizione del governo di non volere modificare né correggere l’attuale meccanismo di calcolo, né rivedere almeno le pensioni più alte.

Seguo anche con apprensione l’evoluzione della situazione economica del nostro Paese; tante volte sono portato a pensare che da parte dell’attuale governo, come pure dei precedenti, non ci sia nemmeno la volontà di voler ricercare, studiare ed attuare una soluzione “immediata ed efficace” per uscire da una crisi che, nonostante tanti proclami, ancora morde e morde forte, soprattutto in tante famiglie che stanno lottando per la sopravvivenza. Molti dei nostri giovani sono costretti ad abbandonare il proprio paese, la nostra nazione per la ricerca di un lavoro dignitoso e “giustamente” retribuito.

Ci sentiamo presi in giro quando i nostri esecutivi legiferano senza progetti di lunga portata, senza difendere la vita delle famiglie, senza appoggiarle seriamente e sostenerle nella loro (nostra) opera per la generazione e tutela della vita, dal concepimento alla vecchiaia.

Ci sentiamo presi in giro quando in piena crisi, più volte è stato ribadito che il sistema bancario del nostro Paese è solido e poco dopo falliscono banche, compromettendo i risparmi di una vita di tante persone e, poco dopo ancora, si richiama l’urgenza di una ricapitalizzazione di tutte le banche e rapidamente vengono emanate leggi a salvaguardia delle stesse a spese dei risparmiatori.

Ci sentiamo presi in giro per le diseguaglianze dei trattamenti economici in termini di retribuzioni corrisposte ai lavoratori; penso in particolare alle tante cooperative che prevedono la figura del “lavoratore – socio” e come tale destinatario  sia della retribuzione per il lavoro svolto, che di una quota parte degli utili conseguiti (dividendi) e di come nel tempo, il nobile scopo di questa forma associativa, per molte di esse, si sia completamente snaturato tant’è che spesso ci troviamo di fronte a strutture poste a servizio di grandi catene commerciali, a servizio di aziende pubbliche di servizi e che, nella maggior parte dei casi, presentano condizioni di lavoro difficili e stipendi veramente miseri.

Ci sentiamo presi in giro ugualmente per le diseguaglianze dei trattamenti pensionistici corrisposti dal gestore del nostro sistema previdenziale che, per natura, dovrebbe essere “SOCIALE” cioè consentire a tutti i cittadini una dignitosa fase terminale della propria vita.

Ho scaricato da internet l’ultimo bilancio INPS disponibile: anno 2014.

A parte le duecento pagine e a parte la promessa che mi sono fatto, di una successiva rilettura attenta che permetta di analizzare con tranquillità l’impressionante quantità di notizie fornite, tra le tante tabelle di dati ho cercato di focalizzarne due, estremamente semplici:

  1. Trattamenti di sostegno al reddito familiare – Assegno al Nucleo Familiare
  2. Pensioni: prestazioni erogate e reddito complessivo pensionistico

Per quanto riguarda la prima parto dalla mia esperienza personale.

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Sono felicemente sposato (una sola volta) e padre di cinque figli e rappresento quindi una categoria un po’ particolare, quella delle famiglie numerose, una realtà che ci rallegra e che almeno in piccola parte contribuisce a sostenere l’indice di natalità del nostro Paese già duramente provato. Fondamentali sono le misure a sostegno del reddito familiare e il ruolo che in questo contesto gioca l’Assegno al Nucleo Familiare è di indiscutibile importanza.

Ritengo però che il meccanismo di assegnazione ed erogazione dell’Assegno al Nucleo Familiare sia da considerarsi da lungo tempo obsoleto. Non è mai stata fatta una seria riforma tanto che l’impianto poggia ancora su quello originale che, in buona sostanza, prevede la cessazione della corresponsione dell’assegno familiare al compimento della maggiore età del figlio. Ora questo limite poteva anche andar bene fino a 30 / 40 anni fa, ma ormai da tempo molti dei nostri ragazzi, conclusa la scuola superiore, intendono proseguire la propria formazione con i percorsi offerti dalle diverse facoltà Universitarie.  Questo significa che nel momento in cui i figli continuano gli studi (e comunque a 18 anni normalmente frequentano il 4^ superiore) con la logica conseguenza di un maggior costo a carico della famiglia, cessa immediatamente l’erogazione dell’assegno. Tale situazione fa pensare che di fatto l’istruzione non sia proprio alla portata di tutti. Per le famiglie con quattro o più figli il limite temporale di corresponsione dell’ANF e dietro autorizzazione rilasciata dall’INPS è elevato a 21 anni e comunque non sono sufficienti a coprire il periodo necessario per portare a termine gli studi. Tutto ciò senza fare altre considerazioni circa la consistenza dell’assegno e dei suoi meccanismi di calcolo.

Altra anomalia sta nel fatto che i figli del lavoratori autonomi siano esclusi da queste misure a sostegno del reddito, come se fossero “figli di un dio minore” o forse, ancor peggio, inducendo il dubbio che una lavoratore autonomo debba essere comunque considerato un evasore fiscale e contributivo matricolato per il quale non possono spettare benefici statali. Anche i lavoratori autonomi potrebbero contribuire con una piccola percentuale e come avviene per i lavoratori dipendenti, ad alimentare il fondo per l’Assegno al Nucleo Familiare. Sarebbe quindi equo una uguale misura a sostegno del reddito dei lavoratori autonomi per i propri carichi di famiglia.

Quella che segue è l’estratto della pagina del bilancio INPS 2014 riportante specifiche e dati relativi ai trattamenti di sostegno al reddito familiare.

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La cosa sorprendente è che ogni anno i contributi incassati dai lavoratori dipendenti e destinati alla spese per l’erogazione dell’Assegno al Nucleo Familiare superano abbondantemente i due miliardi di Euro (2,128 per il 2013 e 2,152 nel 2014). L’avanzo che ne deriva viene in parte utilizzato per la corresponsione di ANF ai disoccupati (330 mln di Euro nel 2014) ai pensionati (801 mln di Euro nel 2014) e in piccola parte all’assegno per congedo matrimoniale. Nulla da ridire per la redistribuzione a disoccupati e congedo matrimoniale, anzi vorrei che quest’ultimo fosse molto ma molto più elevato, ma una osservazione potrebbe venire dall’Assegno per il Nucleo Familiare corrisposto ai pensionati (importo che si avvicina al miliardo di Euro) che peraltro nemmeno contribuiscono alla costituzione del fondo.

Sarebbe intanto auspicabile un allineamento sul fronte contributi / prestazioni e comunque che l’avanzo dei due miliardi di Euro possa partecipare al ricalcolo dell’ANF e al suo prolungamento fino al termine degli studi.

Arriviamo poi alla seconda tabella:

Pensionati e importo medio mensile e complessivo annuo del reddito di pensionistico per classe di importo

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Ripartendo dal bilancio INPS anno 2014 è particolarmente interessante la tabella 3.2.25 “Pensionati e importo medio mensile e complessivo annuo del reddito pensionistico per classe di importo” come di seguito riportata

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I dati sopra riportati mostrano che quasi un pensionato INPS su due (42,5% pari a circa 6,5 milioni di individui) percepisce un reddito pensionistico medio inferiore a 1.000 euro mensili (tra questi il 12,1% al di sotto di 500 euro).

Sono fortemente perplesso di come non si voglia nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi che i meccanismi di calcolo dell’Istituto di Previdenza più grande d’Europa debbano essere totalmente ristrutturati con un fine veramente “SOCIALE”. L’impressionante quantità di denaro che gestisce potrebbe, anche mediante un semplice e piccola redistribuzione o ricalcolo delle prestazioni erogate, aprire veramente la via ad un miglioramento effettivo della condizione di vita di tantissime persone senza peraltro mettere minimamente in difficoltà i percettori dei trattamenti più elevati.

Molti tireranno fuori subito la mitica frase “non si toccano i diritti acquisiti” ma è anche vero che esiste una grandissima discriminazione che viene dal passato per elargizioni o concessioni estremamente generose, per esempio le oltre 500.000 persone che percepiscono trattamenti pensionistici da quasi quarant’anni, ma al di là di quanto stabilito dalla normativa di allora, quello che deve rimanere è il fine sociale per la dignità della persona.

Poi nessuno, per fortuna, può fare un contratto sulla propria aspettativa di vita e quindi va da se che i ricalcoli sulle prestazioni non possono essere rivolti solo a chi entra ora o è entrato da poco nel mondo del lavoro ai quali andrà un trattamento veramente basso di fronte al monte contributi che paga attualmente e destinato non all’accantonamento ma al pagamento della pensioni correnti.

Ma poi dico, persone che nella propria vita lavorativa hanno beneficiato di ottimi trattamenti economici e che di conseguenza sono usciti dal mondo del lavoro con liquidazioni a dir poco “corpose” e che ora sono destinatarie di vitalizi e pensioni se non proprio “d’oro” diciamo almeno molto buone, di fronte a persone che percepiscono una pensione “misera – da fame” che non permette la benché minima possibilità di dignitosa sopravvivenza, è proprio possibile che rimangano insensibili di fronte a tali disparità?  Per lo meno potranno essere disponibili a rinunciare a qualcosa, il che non vuol dire intaccare o compromettere assolutamente il loro alto tenore di vita, a favore dei propri simili che potremo definire anche “sfortunati” in quanto la sorte non è stata particolarmente benevola con loro, per situazioni di famiglia, di salute, per l’impossibilità di studiare ecc.

Per deformazione professionale ho voluto rielaborare i dati della tabella in un foglio di calcolo in modo da poter rappresentare, rielaborare ed analizzare i dati forniti

situazione 2014 pens

Classi di importo

B = Bassa            M = Media          A = Alta

Interessante notare come il 4,6 % (Classe A/F7) dei pensionati (circa 700.000 prestazioni) percepisca quasi quanto il 40% (Classi B/F1 – B/F2) dei pensionati (oltre 6.000.000 di prestazioni).

Evidente inoltre come il 42,5% dei pensionati (Classi B/F1 – B/F2) percepiscano un importo annuo di pensione veramente basso.

La media delle pensioni della Classe A/F7 porta un importo annuo di Euro 56.366 e di questi 724.250 trattamento “solamente” (si fa per dire) 18.000 hanno un importo altissimo, come si evince da altra tabella.

Ipotizzando quindi un “tetto” di importo progressivo sulle fasce alte e in lieve misura nella fascia media, si ottiene una contrazione della spesa pensionistica di quasi 20 miliardi di Euro.

Questi potrebbero essere destinati in parte alle misure a sostegno delle famiglie (ANF e simili) per circa 7 miliardi di Euro e in parte alla integrazione dei trattamenti delle classi di importo più basse per circa 12,4 miliardi di Euro.

rettifiche pens

Di conseguenza la nuova situazione che verrebbe a definirsi sulle pensioni erogate, sarebbe la seguente

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Sul fronte degli assegni familiari avremo triplicata la somma a disposizione per l’erogazione delle prestazioni, pur mantenendo “a carico” l’Assegno per il Nucleo Familiare ai pensionati.

nuova sit.ANF

In buona sostanza le tabelle sopra riportate possono costituire un’ipotesi di lavoro. Certo è il fatto che la parte di denaro destinata alla redistribuzione e in tal senso parliamo di quasi 20 miliardi di euro (venti miliardi all’anno … in dieci anni 200 miliardi di euro …. per paragone quattrocentomilamiliardi di vecchie lire) di fatto verrebbero destinati in forma pressoché totale ai consumi dando un forte impulso alla ripresa dell’economia.

Questo anche in relazione ai princìpi base dell’economia politica sul soddisfacimento dei bisogni. Esistono infatti bisogni “primari” che debbono essere necessariamente soddisfatti al fine di garantire la sopravvivenza delle persone e bisogni “secondari” che comprendono tutte le altre esigenze della persona, ma che non riguardano la sopravvivenza.

Un ricalcolo parziale delle prestazioni pensionistiche sulle fasce di reddito alte non toglie loro nulla perché in buona sostanza e con ampia certezza, hanno già soddisfatti anche i propri bisogni secondari e comunque non viene loro interrotta né falcidiata la corresponsione della rendita.

La redistribuzione alle fasce più deboli, nuclei familiari compresi, contribuisce nella maggior parte dei casi al superamento della soglia di povertà corrispondente con il soddisfacimento del propri bisogni primari e in parte almeno di qualche bisogno secondario che per una buona qualità di vita non guasta, anzi ne sono il sale, il sapore.

Il solo trasferimento della somma sopra ipotizzata ai consumi, determina un incremento di P.I.L. pari a + 1,3% e che, come effetto moltiplicatore per la spinta a cascata dei consumi stessi, può arrivare fino a +3%.; da qui i benefici per le maggiori entrate del sistema tributario con l’aumento delle imposte indirette sui consumi, delle imposte dirette sul miglior reddito (o sul ritrovato reddito) delle imprese produttrici di beni e servizi, lo  slancio all’occupazione non dato da agevolazioni di Legge ma dall’effettiva ripresa dei consumi (l’azienda in cui lavoro assume nuovi lavoratori non perché la Legge dispone sgravi contributivi, meglio se c’è questa disposizione chiaro,  ma perché ha commesse di lavoro da svolgere in quanto i consumi sono ripartiti).

Per questo sono convinto che il Quoziente Familiare Italia non può assolutamente essere calcolato solamente con la parte fiscale, agendo cioè solamente sulla tassazione che dovrebbe passa da tassazione individuale a tassazione familiare, ma deve essere accompagnato dall’azione dell’Istituto di Previdenza Sociale che può e deve assumere totalmente l’aspetto “sociale”, altrimenti una riforma da fare potrebbe essere la modifica del nome da I.N.P.S. a I.N.P.  cioè togliere la (S) e diverrebbe ISTITUTO NAZIONALE di PREVIDENZA una normale istituzione dispensatrice di assistenza e previdenza più o meno giusta. Ma un buono Stato deve necessariamente conservare il carattere sociale.

Le disparità non possono essere ammesse e il diritto ad una condizione di vita dignitosa, oltre che ad essere ovvio per “natura” come legge morale, etica e logica, è stabilito anche dalla nostra Costituzione, il che ne va anche della vita dei nostri figli, delle loro speranze, delle loro aspettative, dei loro progetti di vita.

Senza figli non c’è futuro.

Con osservanza

Paolo Moroni

Passignano sul Trasimeno, 15 aprile 2016

A.D. 2016

Te Deum laudamus per l’anno passato e per il nuovo anno che è appena iniziato, per essere creature Tue e nello stesso tempo creatori, compartecipando nell’opera della creazione, nella missione che ci hai affidato.

Te Deum laudamus per la famiglia che ci hai donato, per figli che ci hai affidato; guida e proteggi i tuoi figli, ogni giorno ti benediciamo, lodiamo il tuo nome per sempre. Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno.

Te Deum laudamus per la chiesa, per i nostri presbiteri, per i fratelli della comunità, gli amici, i colleghi e tutti i conoscenti; per le persone che ci farai incontrare in questo nuovo anno.

Te Deum laudamus per i nostri limiti e i nostri difetti che ci obbligano ad alzare gli occhi verso Te e chiedere aiuto sempre; per la misericordia che riversi in abbondanza e che trasforma la nostra tristezza ed angoscia in gioia.

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…. lago di Tiberiade …. camminare “fisicamente” sulle acque non ci è riuscito (io pensavo di si … tant’è che non avevo tirato su i calzoni…) però camminare sulle “difficoltà della vita” lo stiamo sperimentando da tantissimi anni … e il merito non è nostro! …………. #sapevatelo

AUGURI A TUTTI PER IL NUOVO ANNO!!! BUON CAMMINO E BUON COMBATTIMENTO!!!

 

 

 

“” Ogni tanto ci aiuta il fare un passo indietro e vedere da lontano.

Il Regno non è solo oltre i nostri sforzi, è anche oltre le nostre visioni.
Nella nostra vita riusciamo a compiere solo una piccola parte di quella meravigliosa impresa che è l’opera di Dio.

Niente di ciò che noi facciamo è completo.
Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi.

Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire.

Nessuna preghiera esprime completamente la fede.
Nessun credo porta la perfezione.

Nessuna meta né obbiettivo raggiunge la completezza.
Di questo si tratta: noi piantiamo semi che un giorno nasceranno.
Noi innaffiamo semi già piantati, sapendo che altri li custodiranno.
Mettiamo le basi di qualcosa che si svilupperà.
Mettiamo il lievito che moltiplicherà le nostre capacità.
Non possiamo fare tutto, però dà un senso di liberazione l’iniziarlo.
Ci dà la forza di fare qualcosa e di farlo bene.
Può rimanere incompleto, però è un inizio, il passo di un cammino.
Una opportunità perché la grazia di Dio entri e faccia il resto.
Può darsi che mai vedremo il suo compimento, ma questa è la differenza tra il capomastro e il manovale.
Siamo manovali, non capomastri, servitori, non messia.
Noi siamo profeti di un futuro che non ci appartiene. ””

Oscar Arnulfo Romero