CODICE APPALTI: UN CANTIERE SENZA FINE…..

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Il D.Lgs 50/2016 ha compiuto un anno di vita (18 aprile) ed è già pronta una revisione completa.

“Non c’è pace tra gli ulivi”…. è il titolo di un film del genere neorealista, ma nel tempo questo enunciato ha assunto le caratteristiche di un “modo di dire” indicando prevalentemente situazioni contorte e difficilmente definibili. In una di queste situazioni si può identificare appieno il nuovo codice degli appalti, appunto il D.Lgs 50 del 18 aprile 2016 che succede al precedente codice – D.Lgs 163/2006 – anch’esso emanato nel mese di aprile – correva l’anno 2006 – e rivisto ampiamente quattro anni dopo.

Così pure per il nuovo codice: è approvata la revisione di 119 articoli su 220 con oltre 350 modifiche al testo originale, praticamente …. un cantiere senza fine.

E sono seriamente preoccupato perché si va realizzando l’ennesimo “eco-mostro normativo” che non servirà a scongiurare l’affossamento della trasparenza e dell’onestà, ma solo a complicare la vita degli “onesti addetti ai lavori”.

Credo veramente che per una “Buona Pratica” nella gestione degli affidamenti di opere e servizi non serva un poderoso apparato di regole, ma occorra essenzialmente “un cuore nuovo”. Si, proprio una sorta di trapianto di cuore nelle persone……

Già il Re David vissuto circa 1.000 anni prima di Gesù Cristo, ispirato ed abile cantore di Israele, dice (e canta) nel Salmo 14

Lo stolto pensa: «Non c’è Dio».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
nessuno più agisce bene.

Il Signore dal cielo si china sugli uomini
per vedere se esista un saggio:
se c’è uno che cerchi Dio.

Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti;
più nessuno fa il bene, neppure uno.
Non comprendono nulla tutti i malvagi,
che divorano il mio popolo come il pane?

Non invocano Dio: tremeranno di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.
Volete confondere le speranze del misero,
ma il Signore è il suo rifugio.
Venga da Sion la salvezza d’Israele!
Quando il Signore ricondurrà il suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele.

E’ certamente ampia e seria la corruzione del cuore dell’uomo che non teme Dio, che il Re David la ripropone anche nel Salmo 53; e la scrittura non è posta come un codice sanzionatorio che vuole limitare la libertà, ma come una “luce” che illumina la vita delle persone.

La situazione era quindi già critica 3.000 anni e lo sarà pure per i prossimi tremila anni se nel cuore dell’uomo risiede e risiederà solo interesse, denaro, successo, carriera e si perde ciò che più conta: qualità di vita, onestà, insomma se Dio è completamente “scansato” dal suo posto ed ognuno può ritenersi in diritto di fare ciò che crede meglio, passando come un rullo compattatore sopra la vita di tante persone.

Esiste il buon senso – bene purtroppo non posseduto su larga scala – ma presente in tante persone di retta coscienza, non avvinghiate nella sete del denaro. Non so se l’architetto Sébastien Le Prestre, Marchese di Vauban (Maresciallo di Francia 1633-1707) fosse cristiano oppure no, ma ciò che scrisse oltre tre secoli fa in questa lettera al ministro della Guerra François Michel Le Tellier, Marchese di Louvois (1641-1691) proprio in tema di appalti pubblici, è estremamente interessante:

Eccellenza Ministro della Guerra,

abbiamo opere di costruzione che trasciniamo da anni non mai terminate e che forse terminate non saranno mai.

Questo succede, Eccellenza, per la confusione causata dai frequenti ribassi che si apportano nelle opere Vostre, poiché va certo che tutte le rotture di contratti, così come i mancamenti di parola ed i ripetersi degli appalti, ad altro non servono che ad attirarVi, quali Impresari, tutti i miserabili che non sanno dove batter del capo ed i bricconi e gli ignoranti, facendo al tempo medesimo fuggire da Voi quanti hanno i mezzi e la capacità per condurre un’impresa.

E dirò inoltre che tali ribassi ritardano e rincarano considerevolmente i lavori, i quali ognora più scadenti diverranno.

E dirò pure che le economie realizzate con tali ribassi e sconti, cotanto accanitamente ricercati, saranno immaginarie, giacché similmente avviene, per un impresario che perde, quanto per un individuo che si annoia: s’attacca egli a tutto ciò che può, ed attaccarsi a tutto ciò che si può, in materia di costruzioni, significa non pagare i mercanti che fornirono i materiali, compensare malamente i propri operai, imbrogliare quanta più gente si può, disporre della mano d’opera più scadente, come quella che a minor prezzo si offre, adoperare i materiali peggiori, trovare cavilli in ogni cosa e leggere la vita or di questo or di quello.

Ecco dunque quanto basta, Eccellenza, perché vediate l’errore di questo Vostro sistema; abbandonatelo, quindi, in nome di Dio; ristabilite la fiducia, pagate il giusto prezzo dei lavori, non rifiutate un onesto compenso ad un Impresario che compirà il suo dovere.  Sarà sempre, questo, l’affare migliore che Voi potrete fare.

Architetto Marchese di Vauban

Parigi, il 17 luglio del 1683

…. IN QUESTO MODO, AVREMO CERTAMENTE STRADE MIGLIORI, PONTI CHE NON CROLLANO, CONDOMINI “UMANI” E NON PRIGIONI, TRASPORTI EFFICIENTI ECC. ECC. INSIEME AD IMPRESE SANE CHE NON FALLISCONO, CHE NON TRUFFANO E CHE PAGANO LE “GIUSTE” TASSE, ED INSIEME AD UN GOVERNO CHE SI PRENDE CURA E TUTELA I PROPRI CITTADINI……

 

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