CRISI, UNIMPRESA: LE FAMIGLIE NON SPENDONO

20170814_092023Vabbè è la vigilia di ferragosto e ancor prima la memoria di San Massimiliano Kolbe e vigilia della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria….

Scorrendo per caso il televideo rimango perplesso nel leggere questa notizia (vedi immagine nel riquadro)…

Per favore, le informazioni siano complete e soprattutto le analisi e/o i commenti guardino la realtà. Dunque: Boom dei depositi in conto corrente, le aziende però non investono e le famiglie non spendono ma preferiscono accumulare….? (quali famiglie?) .. e il denaro non circola.

Non è che la crisi spaventa gli italiani, il che in parte è pur vero, e quindi il denaro non circola, è che tale denaro risulta accumulato e continua ad accumularsi nelle tasche di pochi; il denaro non circola perché la stragrande maggioranza delle famiglie, e non solamente le famiglie numerose, non ha proprio risorse sufficienti da destinare ai consumi alle cure, alla formazione ….. e molte di queste nemmeno per i consumi di beni primari. E le famiglie (poche) che riescono ad accumulare soldi, hanno probabilmente già soddisfatto le proprie necessità di beni primari, secondari ecc.

Conseguentemente venendo a mancare i consumi nemmeno le aziende provvedono ad investire e quindi nemmeno ad assumere personale, e se lo fanno sfruttano in maniera talvolta indegna la forza lavoro con turni impossibili, basse retribuzioni, e al meglio applicando contratti a tempo determinato.

E’ quindi totalmente fuorviante il dato “generico” che le famiglie non spendono e preferiscono “accumulare” per paura della crisi….

Vicepresidente di Unimpresa e giornalista che ha esteso la notizia: fornite per cortesia i dati completi con le percentuali di queste famiglie che hanno la possibilità di accumulare!

Speriamo che la prossima conferenza nazionale della famiglia del 28 e 29 settembre prossimi, guardi veramente i dati reali e ponga le basi non per le solite chiacchiere e la consueta pacca sulla spalla, ma per l’applicazione concreta del “quoziente familiare” per la parte relativa alla fiscalità, e “previdenziale” per la parte relativa alle misure a sostegno del reddito, come peraltro già da tantissimo tempo avviene in altri stati europei……. Si può dire “E’ l’Europa che ce lo chiede?”

Si perché il formare famiglia è prima di tutto una scelta di fede (e la divina provvidenza funziona veramente), ma non può essere considerato necessariamente un atto eroico, anche per i benefici che la famiglia stessa apporta alla società.

Ricordo che Papa Giovanni Paolo II gridava: “famiglia tu sei gaudium et spes!”

Diceva anche Papa Benedetto XIV^ in occasione della festa dell’Assunta: Questa festa parla del nostro futuro e ci invita ad avere coraggio, a credere che la potenza della Risurrezione di Cristo può operare anche in noi e renderci uomini e donne che ogni giorno cercano di vivere da risorti, portando nell’oscurità del male che c’è nel mondo, la luce del bene.

Buona festa dell’Assunta

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DATE A CESARE QUELLO CHE E’ DI CESARE (anche troppo…) E QUOZIENTE FAMILIARE

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Animato il dibattito in questi ultimi giorni se procedere con un aggravio dell’aliquota IVA oppure mantenere quella attuale (tra le più alte in Europa)…. Chi dice si, si deve fare per gli impegni presi con l’Europa relativamente al risanamento dei conti pubblici e chi dice no per le conseguenze nefaste su un’economia in ristagno.

Ristagno perche se ci si gloria (io no) che il PIL aumenta dello 0,8% o forse più – sempre sperando corretti i calcoli ISTAT – il problema è che:

– il 40% dei giovani non lavora

– le famiglie sono sempre più penalizzate ed aumentano quelle che scivolano nella fascia povertà

– 700.000 pensionati percepiscono pensioni d’oro (dopo aver percepito stipendi d’oro – buonuscite d’oro) con un costo pari a quello di oltre 7.000.000 di pensionati….

Pochi giorni fa il ministro dell’economia era favorevole per l’aumento dell’IVA: “L’idea è quella di scambiare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto con un taglio al cuneo fiscale: Lo scambio tra Iva e cuneo fiscale (cuneo fiscale = meno imposte e contributi sul costo del lavoro) è una forma di svalutazione interna che beneficia le imprese esportatrici, che sono anche le più competitive, le quali non possono più avvantaggiarsi del tasso di cambio.”

Poi un dietrofront improvviso:  “L’intendimento del governo nell’impostazione della prossima legge di bilancio prevede di escludere l’aumento dell’Iva“, ha spiegato il ministro del Tesoro in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Il governo, pare e dico pare, non intende aumentare l’Iva nel 2018: il rialzo sarà sostituito “con altre misure, sul lato delle spese e sul lato delle entrate” per disinnescare le clausole di salvaguardia (15 miliardi solo nel 2017) ma il ministro non è in grado di dire con quali misure “perché ancora non se ne è parlato”.

In buona sostanza il governo dovrebbe recuperare quella montagna di miliardi per evitare che, appunto dal 2018, l’aliquota Iva del 10 passi al 13 e quella del 22 al 25 per cento.

Per inciso l’aumento di un punto dell’aliquota ordinaria costa alle famiglie italiane circa 4 miliardi di Euro e l’eventuale aumento dell’Iva condizionerebbe negativamente i consumi interni e conseguentemente tutta l’economia, penalizzando in particolar modo le famiglie meno abbienti“.

Forse i nostri governanti dimenticano quale sia la “RATIO” del tributo I.V.A. (Imposta sul Valore Aggiunto):

– E’ un’imposta sulle attività

– E’ un’imposta sullo scambio

– E’ un imposta sul consumo

pertanto oltre a colpire il valore aggiunto di ogni fase produttiva, è il consumatore finale (noi tutti) il soggetto inciso dal tributo.

Di conseguenza tutti, ricchi e poveri, pagano la stessa imposta sull’acquisto di un Kg di pasta o di un capo di vestiario con il risultato che per il ricco l’IVA è ininfluente (e poi il povero non è detto che riesca a comprare un capo di vestiario) e per questo motivo non possiamo confrontarci con Svezia e Finlandia dove l’aliquota ordinaria è più alta che da noi ma dove il reddito pro-capite è più alto e sostanzialmente esteso a tutta la popolazione.

E poi il problema dell’evasione: un innalzamento delle aliquote IVA danno una forte spinta all’evasione…. almeno fintanto che la moneta contante venga sostituita in toto dalla moneta elettronica.

E poi perché non si parla mai di come poter operare una diminuzione, cioè di riportare l’aliquota ordinaria al 20% (come in Francia – in Germania è del 19%)

Esiste questa possibilità solo in un modo:

– APPLICARE UN “SERIO” QUOZIENTE FAMILIARE E UNA RIQUALIFICAZIONE DEGLI ASSGNI FAMILIARI ADEGUATI NELLA LORO ENTITA’ E NEL TEMPO DI SPETTANZA”

…. tutto il resto sono chiacchiere e solo chiacchiere.

Solo il trasferimento di soldi alle famiglie può dare la spinta ai consumi e quindi all’incremento delle entrate IVA (anche con aliquote più basse) all’aumento dell’occupazione, all’incremento delle entrate da Imposte Dirette sul Reddito e, a ricaduta, portare alla riduzione del deficit pubblico.

Questa non è fantasia, è economia politica, ma ai grandi della cosiddetta “aristocrazia finanziaria” che si sono infiltrati nei nostri governi pare che questo non interessi più.

Infatti tutto è già scritto nei Vangeli:

…”Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti”….

Questo fatto fa riferimento ad un avvenimento storico, riportato dal profeta Daniele, riguardante la profanazione del tempio di Gerusalemme da parte del re siro Antioco IV Epifane, il quale nel 167 a.C. aveva fatto insediare sull’altare degli olocausti, la statua di Zeus Olimpio, dissacrando così  l’area Santa.

Dunque questo idolo posto nel cuore del tempio di Gerusalemme, rappresenta il denaro, la fama, il potere, che si è insediato nel cuore dell’uomo e lo contamina e lo domina nelle sue decisioni e lo acceca facendo prevalere solo il proprio egoismo.

E le conseguenze sono evidenti e i tempi sono veramente difficili, ma a noi cristiani è dato il potere camminare sui carboni ardenti tenendo lo sguardo fisso verso Gesù Cristo risorto dai morti; a noi cristiani spetta anche il compito di distruggere gli idoli (non le persone).

…… E ALLA FINE ….. D.L. 50/2017 DEL 24/04/2017 IN GAZZETTA UFFICIALE LO STESSO GIORNO ……

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CODICE APPALTI: UN CANTIERE SENZA FINE…..

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Il D.Lgs 50/2016 ha compiuto un anno di vita (18 aprile) ed è già pronta una revisione completa.

“Non c’è pace tra gli ulivi”…. è il titolo di un film del genere neorealista, ma nel tempo questo enunciato ha assunto le caratteristiche di un “modo di dire” indicando prevalentemente situazioni contorte e difficilmente definibili. In una di queste situazioni si può identificare appieno il nuovo codice degli appalti, appunto il D.Lgs 50 del 18 aprile 2016 che succede al precedente codice – D.Lgs 163/2006 – anch’esso emanato nel mese di aprile – correva l’anno 2006 – e rivisto ampiamente quattro anni dopo.

Così pure per il nuovo codice: è approvata la revisione di 119 articoli su 220 con oltre 350 modifiche al testo originale, praticamente …. un cantiere senza fine.

E sono seriamente preoccupato perché si va realizzando l’ennesimo “eco-mostro normativo” che non servirà a scongiurare l’affossamento della trasparenza e dell’onestà, ma solo a complicare la vita degli “onesti addetti ai lavori”.

Credo veramente che per una “Buona Pratica” nella gestione degli affidamenti di opere e servizi non serva un poderoso apparato di regole, ma occorra essenzialmente “un cuore nuovo”. Si, proprio una sorta di trapianto di cuore nelle persone……

Già il Re David vissuto circa 1.000 anni prima di Gesù Cristo, ispirato ed abile cantore di Israele, dice (e canta) nel Salmo 14

Lo stolto pensa: «Non c’è Dio».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
nessuno più agisce bene.

Il Signore dal cielo si china sugli uomini
per vedere se esista un saggio:
se c’è uno che cerchi Dio.

Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti;
più nessuno fa il bene, neppure uno.
Non comprendono nulla tutti i malvagi,
che divorano il mio popolo come il pane?

Non invocano Dio: tremeranno di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.
Volete confondere le speranze del misero,
ma il Signore è il suo rifugio.
Venga da Sion la salvezza d’Israele!
Quando il Signore ricondurrà il suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele.

E’ certamente ampia e seria la corruzione del cuore dell’uomo che non teme Dio, che il Re David la ripropone anche nel Salmo 53; e la scrittura non è posta come un codice sanzionatorio che vuole limitare la libertà, ma come una “luce” che illumina la vita delle persone.

La situazione era quindi già critica 3.000 anni e lo sarà pure per i prossimi tremila anni se nel cuore dell’uomo risiede e risiederà solo interesse, denaro, successo, carriera e si perde ciò che più conta: qualità di vita, onestà, insomma se Dio è completamente “scansato” dal suo posto ed ognuno può ritenersi in diritto di fare ciò che crede meglio, passando come un rullo compattatore sopra la vita di tante persone.

Esiste il buon senso – bene purtroppo non posseduto su larga scala – ma presente in tante persone di retta coscienza, non avvinghiate nella sete del denaro. Non so se l’architetto Sébastien Le Prestre, Marchese di Vauban (Maresciallo di Francia 1633-1707) fosse cristiano oppure no, ma ciò che scrisse oltre tre secoli fa in questa lettera al ministro della Guerra François Michel Le Tellier, Marchese di Louvois (1641-1691) proprio in tema di appalti pubblici, è estremamente interessante:

Eccellenza Ministro della Guerra,

abbiamo opere di costruzione che trasciniamo da anni non mai terminate e che forse terminate non saranno mai.

Questo succede, Eccellenza, per la confusione causata dai frequenti ribassi che si apportano nelle opere Vostre, poiché va certo che tutte le rotture di contratti, così come i mancamenti di parola ed i ripetersi degli appalti, ad altro non servono che ad attirarVi, quali Impresari, tutti i miserabili che non sanno dove batter del capo ed i bricconi e gli ignoranti, facendo al tempo medesimo fuggire da Voi quanti hanno i mezzi e la capacità per condurre un’impresa.

E dirò inoltre che tali ribassi ritardano e rincarano considerevolmente i lavori, i quali ognora più scadenti diverranno.

E dirò pure che le economie realizzate con tali ribassi e sconti, cotanto accanitamente ricercati, saranno immaginarie, giacché similmente avviene, per un impresario che perde, quanto per un individuo che si annoia: s’attacca egli a tutto ciò che può, ed attaccarsi a tutto ciò che si può, in materia di costruzioni, significa non pagare i mercanti che fornirono i materiali, compensare malamente i propri operai, imbrogliare quanta più gente si può, disporre della mano d’opera più scadente, come quella che a minor prezzo si offre, adoperare i materiali peggiori, trovare cavilli in ogni cosa e leggere la vita or di questo or di quello.

Ecco dunque quanto basta, Eccellenza, perché vediate l’errore di questo Vostro sistema; abbandonatelo, quindi, in nome di Dio; ristabilite la fiducia, pagate il giusto prezzo dei lavori, non rifiutate un onesto compenso ad un Impresario che compirà il suo dovere.  Sarà sempre, questo, l’affare migliore che Voi potrete fare.

Architetto Marchese di Vauban

Parigi, il 17 luglio del 1683

…. IN QUESTO MODO, AVREMO CERTAMENTE STRADE MIGLIORI, PONTI CHE NON CROLLANO, CONDOMINI “UMANI” E NON PRIGIONI, TRASPORTI EFFICIENTI ECC. ECC. INSIEME AD IMPRESE SANE CHE NON FALLISCONO, CHE NON TRUFFANO E CHE PAGANO LE “GIUSTE” TASSE, ED INSIEME AD UN GOVERNO CHE SI PRENDE CURA E TUTELA I PROPRI CITTADINI……

 

CARI AMICI, UN DONO PER NOI UOMINI, SPOSI, PROMESSI SPOSI, IN CERCA DI BENE …..

LETTERA DI SANT’AGOSTINO ALL’UOMO PER AMARE UNA DONNA IN PIENEZZA E PER SEMPRE

Giovane amico, se ami questo è il miracolo della vita.
Entra nel sogno con occhi aperti e vivilo con amore fermo.
Il sogno non vissuto è una stella da lasciare in cielo.
Ama la tua donna senza chiedere altro all’infuori dell’eterna domanda che fa vivere di nostalgia i vecchi cuori.
Ma ricordati che più ti amerà e meno te lo saprà dire. Guardala negli occhi affinché le dita si vincolino con il disperato desiderio di unirsi ancora; e le mani e gli occhi dicano le sicure promesse del vostro domani. Ma ricorda ancora, che se i corpi si riflettono negli occhi, le anime si vedono nelle sventure.
Non sentirti umiliato nel riconoscere una sua qualità che non possiedi.
Non crederti superiore poiché solo la vita dirà la vostra diversa sventura.
Non imporre la tua volontà a parole, ma soltanto con l’esempio.
Questa sposa, tua compagna di quell’ignoto cammino che è la vita, amala e difendila, poiché domani ti potrà essere di rifugio.santagostino
E sii sincero giovane amico, se l’amore sarà forte ogni destino vi farà sorridere.
Amala come il sole che invochi al mattino.
Rispettala come un fiore che aspetta la luce dell’amore.
Sii questo per lei, e poiché questo deve essere lei per te, ringraziate insieme Dio, che vi ha concesso la grazia più luminosa della vita!
(S. Agostino)

NATALE 2016

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Carissimi fratelli e sorelle, amici ed amiche ed anche …. cari nemici, auguri!!

Non è il solito Natale, nemmeno il solito Capodanno, neppure la solita Epifania. Se tutto fosse semplicemente ripetitivo, il vivere porterebbe una noia terribile ed insopportabile. Ricordo bene due cose sottolineate nei ritiri autunnali di inizio corso:

  1. La vita senza Dio ha una dimensione “circolare” con gli stessi atti quotidiani ricorrenti …. sveglia, colazione, lavoro/scuola, pranzo, lavoro/studio,svago? Cena, tv, sonno …. ed ancora sveglia, colazione ecc., ma l’annuncio del Kerigma con la chiamata ad una vita nuova e la risposta personale di ognuno Si, avvenga in me quello che hai detto, donano alla vita stessa una dimensione “lineare” rivolta verso l’Alto, verso il Cielo. Allora tutto riprende senso dalle cose più semplici a quelle più complesse.
  2. Posto che la nostra risposta sia affermativa “Si, avvenga di me quello che hai detto – poiché nulla è impossibile a Dio” la conseguenza naturale è bene esposta nel brano dove Rabbì Joshua ben Levi domanda al profeta Elia: “Quando verrà il Messia? Dove sta?” Elia risponde “tra i lebbrosi!” e Rabbì Joshua ben Levi riprende “E come saprò che è il Messia?”

I lebbrosi per evitare il contagio di altre persone vanno in giro bendati; ma le bende fanno male e quando ritornano al luogo dove vivono, si tolgono le bende.

Tutti tranne uno: Lui si toglie le bende e poi se le rimette di nuovo: quello è il Messia! Ecco questa è, o dovrebbe essere, la nostra situazione. Noi siamo questo lebbroso che torna alla comunità e lì può togliersi le bende per stare meglio (e un po’ di puzza – dei peccati – si può anche sopportare) ed essere curato con l’ascolto della Parola, la Liturgia e la vita comune, ma poi se le rimette subito ed è pronto ad uscire, a ripartire, cioè a rispondere subito alla chiamata del Signore: la missione e la testimonianza della buona notizia, perdere la propria vita per l’altro.

Ritorna però frequentemente la tentazione della vita comoda e il nemico “numero uno” la usa con astuzia per metterci in evidenza che chiaramente, a dir suo, Dio odia l’uomo … (per di più è anche monotono: sempre e solo la stessa accusa!)  E quando cediamo alla tentazione dell’agiatezza, ecco che necessita talvolta uno scuotimento forte per ridestarci dal torpore.

C’è stato anche un terremoto “fisico” …. Ci sono spesso terremoti nei fatti della vita. Riflettevo poi che nel 1997 morì Giorgio Filippucci nostro caro padre spirituale che ha speso la sua vita affinché noi potessimo conoscere il Padre che è nei cieli e quell’anno vi fu un gran terremoto; quest’anno è morta Carmen Hernandez co-fondatrice del cammino neocatecumenale che ha speso la sua vita per l’annuncio del vangelo e c’è stato un gran terremoto… poco meno di 2000 anni fa morì in croce sul Golgota, Gesù e vi fu un gran terremoto……Chiaro è, e lo dico per fugare ogni dubbio che io sia portatore di funeste interpretazioni, che in buona parte d’Italia e del mondo il terremoto non lo hanno nemmeno avvertito, però io si e per me il terremoto è stato comunque “un fatto” e un fatto che parla alla mia vita e mi interroga e mi chiama seriamente a conversione…. Ricordo una delle scosse più forti di fine ottobre: ero solo in ufficio; tardo pomeriggio – ore 19:10, buio della notte, un tempo pessimo con pioggia forte e grandine, vento impetuoso, tuoni fulmini e da ultimo … il terremoto! Il capannone ha cominciato ad ondeggiare ed ho pensato: ecco ci siamo è la Pasqua! Poi … la fuga per le scale (so bene che non è questo il comportamento da tenere in caso di terremoto – è riportato in tutti gli opuscoli informativi – ma in quel momento ha prevalso il pensiero del “si salvi chi può!”) La vita è seria! Molto seria!

Per questi motivi il Natale che arriva è diverso dai precedenti. Mi ha molto colpito quanto scritto da una cara sorella, mamma, giornalista e scrittrice …. Ne riporto di seguito un estratto:

…. A volte i santi te li vedi arrivare così, con una giacchetta nera di taglio maschile, le mani indurite dalla vita all’aria aperta, le guance arrossate dal freddo. Gabriella mi è venuta incontro ad Amatrice senza tanti convenevoli. Cercavo qualcuno che mi parlasse di come si può vivere la spiritualità senza chiese, nella devastazione più totale. Immaginavo una donna emotiva e comunicativa – ero lì per fare delle riprese per la notte di Natale, e si sa che la lacrima si porta molto bene in video. Invece lei fa poche concessioni alle emozioni, ma dice la cosa giusta: Quest’anno Natale avrà il senso che deve avere davvero. Noi non abbiamo più niente, non abbiamo le nostre cose, non abbiamo il calore di una casa, abbiamo perso delle persone. Noi la aspettiamo questa nascita.

Gabriella vive la condizione del credente, quello vero. Quello che ha davanti al cuore e alla coscienza la consapevolezza della sua totale dipendenza da Dio. Scorticato delle sue certezze, inciso nella carne, il credente sa che se Dio c’è o non c’è cambia tutto, tutta la sua storia.  (C.M.)

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Tra le macerie nasce il Salvatore

Tra le nostre macerie nasce il Salvatore!!

Maràna tha!

Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”

E chi ascolta ripeta: “Vieni!”…

“Sì, verrò presto!”

Amen

Vieni, Signore Gesù.

Buon Natale 2016 – Paolo Moroni

IL BUON USO DELLE RICCHEZZE

Nel mese di marzo scorso ho avuto occasione di passare due giorni a Milano insieme a parte della mia famiglia, profittando del viaggio già programmato per la rappresentazione di un musical d’eccezione al teatro Linear Ciak (i biglietti costituivano il regalo di Natale 2015). Nostra ferma intenzione per il pomeriggio d’arrivo, era visitare parte del centro di Milano a cominciare dal duomo, ma contro questo nostro desiderio s’è abbattuto lo sciopero delle metropolitane milanesi con inizio alle ore 18:00 …

Scontate e quindi superate le immediate lamentazioni, questa circostanza si è poi rivelata estremamente positiva in quanto ci ha permesso di concentrarci sullo spettacolo teatrale, oggetto primo del nostro viaggio, rimandando al giorno successivo e dopo una abbondantissima colazione (per me era una colazionepranzomerenda) la visita mancata del giorno precedente.

Complici il gradimento del musical, il riposo notturno e la megacolazione, la visita al duomo di Milano si è svolta con la massima serenità e calma che neanche la chilometrica fila d’accesso ha potuto abbattere; anzi, la fila stessa ha permesso da subito un’attenta osservazione della facciata del duomo.

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Come tutte le cattedrali gotiche, anche il Duomo di Milano fin dall’inizio è stato pensato per trasmettere, con l’architettura e gli apparati decorativi, il messaggio della salvezza cristiana. Leggiamo anche che in ogni edificio religioso medioevale l’arte è concepita come forma d’insegnamento. Tutto ciò che l’uomo deve conoscere – la storia del mondo, dalla creazione alla fine dei tempi, i dogmi della religione, l’insegnamento dei santi, la gerarchia delle virtù, la varietà del sapere, delle arti e dei mestieri – era illustrato ed insegnato per mezzo di dipinti, vetrate, sculture ed elementi architettonici. vetrata-duomo

Inoltre nella visione dell’uomo medioevale, la Cattedrale fu sempre assunta a simbolo della Gerusalemme celeste.

Particolare interesse ha suscitato in noi il percorso archeologico nei sotterranei del duomo, con il fonte battesimale ottagonale dove nel 387 Ambrogio, Vescovo di Milano, battezzò Agostino futuro Dottore della chiesa.

Ma la parte più emozionante e spettacolare è stata la passeggiata sulle terrazze del duomo, complice una bellissima giornata primaverile, tra un intreccio continuo di guglie, capitelli, merletti. Contestualmente leggiamo che l’apparato della statuaria (3400 statue e oltre 700 figure inserite negli altorilievi marmorei) che abbellisce i capitelli, le volte, il paramento marmoreo, la facciata, i finestroni e le 135 guglie, è immagine del Paradiso: patriarchi e profeti, martiri e santi indicano il nostro eterno destino di redenti dal sacrificio della Croce, guidati verso il cielo dalla Vergine Maria che spicca nel punto più alto del tempio.

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Da buon ragioniere (che poi “buon” …. me lo dico da me quando invece, e se del caso, dovrebbero dirlo gli altri…) tra tutte le statue poste sulle guglie e che sembrano vigilare sulla città di Milano, il mio interesse particolare ricade su questa (vedi foto sotto): rivolta verso il Centro Direzionale di Milano, sembra dare un serio ammonimento con il dito indice della mano destra, del tipo …BADA!!! … ed anche BADATE!!! …BADATE BENE ….

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Già il centro direzionale di Milano con la torre Unicredit (banca) che con i suoi 231 metri di altezza alla guglia è il secondo grattacielo più alto d’Italia, dopo la Torre Isozaki (o torre Allianz … banca/assicurazioni… vedi vedi…)!!

Sembra che anche il centro del potere voglia puntare dritto al cielo, con una guglia altissima, quasi come una sfida… ma qui, dalla terrazza del duomo con le sue 135 guglie (altro che una) parte chiara l’ammonizione che dicevamo prima: BADA!!! BADATE!!! … fate “buon uso” delle ricchezze! E torna alla mente un’omelia di Basilio di Cesarea (vissuto nel IV^ secolo d.C.) dove Basilio condanna le ingiustizie sociali del tempo (del tipo … nulla di nuovo sotto il sole….) e conferma l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio. Non condanna la ricchezza in quanto tale, ma il cattivo uso che ne fanno i ricchi e che genera avarizia ed egoismo. Il ricco non è proprietario dei beni che possiede, ma amministratore di essi. Un giorno dovrà rendere conto a Dio dell’uso che ne ha fatto. Chi possiede beni dovrà condividerli con i bisognosi, perché cosi facendo rimborserà a Dio il prestito con lui contratto.

Per questo tutte le grandi aggregazioni di banche, società commerciali, finanziarie, industriali, dietro al buon proposito della competitività e della razionalizzazione dei costi, rappresentano l’ossessiva ricerca del maggior profitto o meglio, del profitto sempre maggiore …. e poi, per personale convinzione, anche del “TOO BIG TO FAIL” (troppo grandi per fallire… genererebbero un dissesto anche statale) … così stanno anche al sicuro.

Ma tutto questo vale per ogni persona (a cominciare dal sottoscritto) per la ricorrente tentazione dell’agiatezza. Tutto già scritto profeticamente nel Vangelo di Luca: “la campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra se: Che farò, poiché non ho dove porre i miei raccolti? E disse …(dopo tanti dubbi e tormenti, notti insonni, si da la risposta) …farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e tutti i miei beni” … e poi? la ricchezza genera ancora ricchezza e “teoricamente” c’è un punto di non ritorno per cui bisogna ancora demolire per costruire magazzini sempre più grandi … e tutto questo genera affanno e preoccupazioni…. e quando dici “anima mia hai a disposizione molti beni per molti anni!! Mangia, bevi e datti alla gioia… stolto! questa notte stessa morirai e quello che hai accumulato per chi sarà?”

Per questo la condivisione è non solo opportuna, ma indispensabile e in più ora, adesso, subito, non quando ormai la vita terrena sarà terminata.

Anche la Costituzione Conciliare Gaudium et Spes dice che “a tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla propria famiglia…. e gli uomini hanno l’obbligo di aiutare i poveri e non soltanto con il loro superfluo. Colui che si trova in estrema necessità ha il diritto di procurarsi il necessario dalle ricchezze altrui“.

Chiaro che oltre ad una responsabilità personale c’è una responsabilità ancora maggiore di chi è stato chiamato ad governare la nazione mediante le proprie funzioni istituzionali. Per questo preghiamo costantemente per i governanti perché agiscano con discernimento, rettitudine e quindi per il bene comune.

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Paolo Moroni