DATE A CESARE QUELLO CHE E’ DI CESARE (anche troppo…) E QUOZIENTE FAMILIARE

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Animato il dibattito in questi ultimi giorni se procedere con un aggravio dell’aliquota IVA oppure mantenere quella attuale (tra le più alte in Europa)…. Chi dice si, si deve fare per gli impegni presi con l’Europa relativamente al risanamento dei conti pubblici e chi dice no per le conseguenze nefaste su un’economia in ristagno.

Ristagno perche se ci si gloria (io no) che il PIL aumenta dello 0,8% o forse più – sempre sperando corretti i calcoli ISTAT – il problema è che:

– il 40% dei giovani non lavora

– le famiglie sono sempre più penalizzate ed aumentano quelle che scivolano nella fascia povertà

– 700.000 pensionati percepiscono pensioni d’oro (dopo aver percepito stipendi d’oro – buonuscite d’oro) con un costo pari a quello di oltre 7.000.000 di pensionati….

Pochi giorni fa il ministro dell’economia era favorevole per l’aumento dell’IVA: “L’idea è quella di scambiare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto con un taglio al cuneo fiscale: Lo scambio tra Iva e cuneo fiscale (cuneo fiscale = meno imposte e contributi sul costo del lavoro) è una forma di svalutazione interna che beneficia le imprese esportatrici, che sono anche le più competitive, le quali non possono più avvantaggiarsi del tasso di cambio.”

Poi un dietrofront improvviso:  “L’intendimento del governo nell’impostazione della prossima legge di bilancio prevede di escludere l’aumento dell’Iva“, ha spiegato il ministro del Tesoro in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Il governo, pare e dico pare, non intende aumentare l’Iva nel 2018: il rialzo sarà sostituito “con altre misure, sul lato delle spese e sul lato delle entrate” per disinnescare le clausole di salvaguardia (15 miliardi solo nel 2017) ma il ministro non è in grado di dire con quali misure “perché ancora non se ne è parlato”.

In buona sostanza il governo dovrebbe recuperare quella montagna di miliardi per evitare che, appunto dal 2018, l’aliquota Iva del 10 passi al 13 e quella del 22 al 25 per cento.

Per inciso l’aumento di un punto dell’aliquota ordinaria costa alle famiglie italiane circa 4 miliardi di Euro e l’eventuale aumento dell’Iva condizionerebbe negativamente i consumi interni e conseguentemente tutta l’economia, penalizzando in particolar modo le famiglie meno abbienti“.

Forse i nostri governanti dimenticano quale sia la “RATIO” del tributo I.V.A. (Imposta sul Valore Aggiunto):

– E’ un’imposta sulle attività

– E’ un’imposta sullo scambio

– E’ un imposta sul consumo

pertanto oltre a colpire il valore aggiunto di ogni fase produttiva, è il consumatore finale (noi tutti) il soggetto inciso dal tributo.

Di conseguenza tutti, ricchi e poveri, pagano la stessa imposta sull’acquisto di un Kg di pasta o di un capo di vestiario con il risultato che per il ricco l’IVA è ininfluente (e poi il povero non è detto che riesca a comprare un capo di vestiario) e per questo motivo non possiamo confrontarci con Svezia e Finlandia dove l’aliquota ordinaria è più alta che da noi ma dove il reddito pro-capite è più alto e sostanzialmente esteso a tutta la popolazione.

E poi il problema dell’evasione: un innalzamento delle aliquote IVA danno una forte spinta all’evasione…. almeno fintanto che la moneta contante venga sostituita in toto dalla moneta elettronica.

E poi perché non si parla mai di come poter operare una diminuzione, cioè di riportare l’aliquota ordinaria al 20% (come in Francia – in Germania è del 19%)

Esiste questa possibilità solo in un modo:

– APPLICARE UN “SERIO” QUOZIENTE FAMILIARE E UNA RIQUALIFICAZIONE DEGLI ASSGNI FAMILIARI ADEGUATI NELLA LORO ENTITA’ E NEL TEMPO DI SPETTANZA”

…. tutto il resto sono chiacchiere e solo chiacchiere.

Solo il trasferimento di soldi alle famiglie può dare la spinta ai consumi e quindi all’incremento delle entrate IVA (anche con aliquote più basse) all’aumento dell’occupazione, all’incremento delle entrate da Imposte Dirette sul Reddito e, a ricaduta, portare alla riduzione del deficit pubblico.

Questa non è fantasia, è economia politica, ma ai grandi della cosiddetta “aristocrazia finanziaria” che si sono infiltrati nei nostri governi pare che questo non interessi più.

Infatti tutto è già scritto nei Vangeli:

…”Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti”….

Questo fatto fa riferimento ad un avvenimento storico, riportato dal profeta Daniele, riguardante la profanazione del tempio di Gerusalemme da parte del re siro Antioco IV Epifane, il quale nel 167 a.C. aveva fatto insediare sull’altare degli olocausti, la statua di Zeus Olimpio, dissacrando così  l’area Santa.

Dunque questo idolo posto nel cuore del tempio di Gerusalemme, rappresenta il denaro, la fama, il potere, che si è insediato nel cuore dell’uomo e lo contamina e lo domina nelle sue decisioni e lo acceca facendo prevalere solo il proprio egoismo.

E le conseguenze sono evidenti e i tempi sono veramente difficili, ma a noi cristiani è dato il potere camminare sui carboni ardenti tenendo lo sguardo fisso verso Gesù Cristo risorto dai morti; a noi cristiani spetta anche il compito di distruggere gli idoli (non le persone).

…… E ALLA FINE ….. D.L. 50/2017 DEL 24/04/2017 IN GAZZETTA UFFICIALE LO STESSO GIORNO ……

SCRUTATIO IVA

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