IL BUON USO DELLE RICCHEZZE

Nel mese di marzo scorso ho avuto occasione di passare due giorni a Milano insieme a parte della mia famiglia, profittando del viaggio già programmato per la rappresentazione di un musical d’eccezione al teatro Linear Ciak (i biglietti costituivano il regalo di Natale 2015). Nostra ferma intenzione per il pomeriggio d’arrivo, era visitare parte del centro di Milano a cominciare dal duomo, ma contro questo nostro desiderio s’è abbattuto lo sciopero delle metropolitane milanesi con inizio alle ore 18:00 …

Scontate e quindi superate le immediate lamentazioni, questa circostanza si è poi rivelata estremamente positiva in quanto ci ha permesso di concentrarci sullo spettacolo teatrale, oggetto primo del nostro viaggio, rimandando al giorno successivo e dopo una abbondantissima colazione (per me era una colazionepranzomerenda) la visita mancata del giorno precedente.

Complici il gradimento del musical, il riposo notturno e la megacolazione, la visita al duomo di Milano si è svolta con la massima serenità e calma che neanche la chilometrica fila d’accesso ha potuto abbattere; anzi, la fila stessa ha permesso da subito un’attenta osservazione della facciata del duomo.

facciata-duomo

Come tutte le cattedrali gotiche, anche il Duomo di Milano fin dall’inizio è stato pensato per trasmettere, con l’architettura e gli apparati decorativi, il messaggio della salvezza cristiana. Leggiamo anche che in ogni edificio religioso medioevale l’arte è concepita come forma d’insegnamento. Tutto ciò che l’uomo deve conoscere – la storia del mondo, dalla creazione alla fine dei tempi, i dogmi della religione, l’insegnamento dei santi, la gerarchia delle virtù, la varietà del sapere, delle arti e dei mestieri – era illustrato ed insegnato per mezzo di dipinti, vetrate, sculture ed elementi architettonici. vetrata-duomo

Inoltre nella visione dell’uomo medioevale, la Cattedrale fu sempre assunta a simbolo della Gerusalemme celeste.

Particolare interesse ha suscitato in noi il percorso archeologico nei sotterranei del duomo, con il fonte battesimale ottagonale dove nel 387 Ambrogio, Vescovo di Milano, battezzò Agostino futuro Dottore della chiesa.

Ma la parte più emozionante e spettacolare è stata la passeggiata sulle terrazze del duomo, complice una bellissima giornata primaverile, tra un intreccio continuo di guglie, capitelli, merletti. Contestualmente leggiamo che l’apparato della statuaria (3400 statue e oltre 700 figure inserite negli altorilievi marmorei) che abbellisce i capitelli, le volte, il paramento marmoreo, la facciata, i finestroni e le 135 guglie, è immagine del Paradiso: patriarchi e profeti, martiri e santi indicano il nostro eterno destino di redenti dal sacrificio della Croce, guidati verso il cielo dalla Vergine Maria che spicca nel punto più alto del tempio.

altre-guglieguglie

Da buon ragioniere (che poi “buon” …. me lo dico da me quando invece, e se del caso, dovrebbero dirlo gli altri…) tra tutte le statue poste sulle guglie e che sembrano vigilare sulla città di Milano, il mio interesse particolare ricade su questa (vedi foto sotto): rivolta verso il Centro Direzionale di Milano, sembra dare un serio ammonimento con il dito indice della mano destra, del tipo …BADA!!! … ed anche BADATE!!! …BADATE BENE ….

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Già il centro direzionale di Milano con la torre Unicredit (banca) che con i suoi 231 metri di altezza alla guglia è il secondo grattacielo più alto d’Italia, dopo la Torre Isozaki (o torre Allianz … banca/assicurazioni… vedi vedi…)!!

Sembra che anche il centro del potere voglia puntare dritto al cielo, con una guglia altissima, quasi come una sfida… ma qui, dalla terrazza del duomo con le sue 135 guglie (altro che una) parte chiara l’ammonizione che dicevamo prima: BADA!!! BADATE!!! … fate “buon uso” delle ricchezze! E torna alla mente un’omelia di Basilio di Cesarea (vissuto nel IV^ secolo d.C.) dove Basilio condanna le ingiustizie sociali del tempo (del tipo … nulla di nuovo sotto il sole….) e conferma l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio. Non condanna la ricchezza in quanto tale, ma il cattivo uso che ne fanno i ricchi e che genera avarizia ed egoismo. Il ricco non è proprietario dei beni che possiede, ma amministratore di essi. Un giorno dovrà rendere conto a Dio dell’uso che ne ha fatto. Chi possiede beni dovrà condividerli con i bisognosi, perché cosi facendo rimborserà a Dio il prestito con lui contratto.

Per questo tutte le grandi aggregazioni di banche, società commerciali, finanziarie, industriali, dietro al buon proposito della competitività e della razionalizzazione dei costi, rappresentano l’ossessiva ricerca del maggior profitto o meglio, del profitto sempre maggiore …. e poi, per personale convinzione, anche del “TOO BIG TO FAIL” (troppo grandi per fallire… genererebbero un dissesto anche statale) … così stanno anche al sicuro.

Ma tutto questo vale per ogni persona (a cominciare dal sottoscritto) per la ricorrente tentazione dell’agiatezza. Tutto già scritto profeticamente nel Vangelo di Luca: “la campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra se: Che farò, poiché non ho dove porre i miei raccolti? E disse …(dopo tanti dubbi e tormenti, notti insonni, si da la risposta) …farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e tutti i miei beni” … e poi? la ricchezza genera ancora ricchezza e “teoricamente” c’è un punto di non ritorno per cui bisogna ancora demolire per costruire magazzini sempre più grandi … e tutto questo genera affanno e preoccupazioni…. e quando dici “anima mia hai a disposizione molti beni per molti anni!! Mangia, bevi e datti alla gioia… stolto! questa notte stessa morirai e quello che hai accumulato per chi sarà?”

Per questo la condivisione è non solo opportuna, ma indispensabile e in più ora, adesso, subito, non quando ormai la vita terrena sarà terminata.

Anche la Costituzione Conciliare Gaudium et Spes dice che “a tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla propria famiglia…. e gli uomini hanno l’obbligo di aiutare i poveri e non soltanto con il loro superfluo. Colui che si trova in estrema necessità ha il diritto di procurarsi il necessario dalle ricchezze altrui“.

Chiaro che oltre ad una responsabilità personale c’è una responsabilità ancora maggiore di chi è stato chiamato ad governare la nazione mediante le proprie funzioni istituzionali. Per questo preghiamo costantemente per i governanti perché agiscano con discernimento, rettitudine e quindi per il bene comune.

saluti-finali

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Paolo Moroni

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2 pensieri su “IL BUON USO DELLE RICCHEZZE

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