Mobilità Umbra su Linee Ferrate

PREMESSA

Trentacinque anni fa ho conseguito il diploma di ragioniere e perito commerciale presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Cortona. Sono stato studente pendolare per cinque anni dal 1975 al 1980 utilizzando il treno locale da Passignano sul Trasimeno a Terontola e da lì gli autobus della LFI per raggiungere la scuola a Cortona.

Molte cose sono cambiate in questi decenni ed oggi gran parte della mobilità di studenti e lavoratori pendolari avviene su strada. Di quando ero studente pendolare ricordo bene i treni di qualità scadente, con vagoni vecchi e sedili in legno … ma ricordo anche che le frequenze dei convogli nei due sensi erano numerose; che le stazioni erano accoglienti, che avevano giardini ben curati e sempre in ordine; che la sala di aspetto era spartana ma luminosa e ben riscaldata nella stagione invernale … che il costo dell’abbonamento era veramente basso e conveniente.

Dico questo perché i miei figli che frequentano le scuole superiori a Perugia, utilizzano esclusivamente il trasporto pubblico su gomma  (in seguito spiegherò il perché …) e la sala d’attesa è il marciapiede a cielo aperto che, nei giorni invernali, non è molto riscaldato e nemmeno tanto confortevole; nei giorni di pioggia mentre attendono l’arrivo degli autobus li ho visti talvolta stipati sotto il terrazzo di un’abitazione vicina il cui proprietario, per gentile concessione, lascia aperto il cancello del cortile e così consente loro di trovar riparo dalle intemperie.

Il costo degli abbonamenti è notevole e il servizio presenta forti limitazioni in fatto di frequenze. Qualunque spostamento o variazione dell’orario delle lezioni determina lunghe attese da parte degli studenti pendolari o la necessità che un genitore effettui il servizio di accompagnamento con la propria automobile, chiaramente a proprie spese e dedicando a questo parte del suo tempo.

Questa è la premessa, ma prima di sviluppare altre considerazioni e proporre possibili miglioramenti, di fronte allo scenario sopra descritto faccio un’amara considerazione:-

  • Siamo arretrati tantissimo! Niente progresso, niente innovazione, niente sviluppo! Anzi abbiamo peggiorato tantissimo in termini di qualità e quantità di offerta ….
  • … e di seguito l’aspetto positivo di questo stato delle cose: da qui si può solo migliorare!

ALTRE CONSIDERAZIONI

La regione Umbria è stata da sempre penalizzata in fatto di infrastrutture e quindi di collegamenti di ogni tipo e non mi compete approfondire le cause che hanno determinato l’attuale situazione.

Provo a considerare la nostra regione come un grande territorio la cui popolazione, che numericamente equivale agli abitanti di alcuni quartieri di Roma messi insieme, ha necessità di spostamenti giornalieri anche notevoli, dato il necessario accentramento della maggior parte dei servizi:  Scuole, Ospedali, uffici di Enti pubblici ecc. ma anche centri di aggregazione, centri commerciali, impianti sportivi, multisale e teatri ecc. e per tutta questa mobilità, la rete stradale risulta al momento la preferita (anche perché non esiste alternativa valida e sostenibile proposta dal trasporto su rotaia) sia a livello privato sia a livello di trasporto pubblico locale.

Purtroppo la nostra rete stradale è messa male anch’essa, carente per estensione e dimensioni, maltenuta e pericolosa. Frequenti sono gli incidenti (anche gravi e mortali) dovuti al dissesto del fondo stradale: gli interventi che vengono posti in essere sono per lo più limitati alla apposizione di nuova segnaletica che indica limiti di velocità inferiori … ma poi di fatto, risulta impossibile percorrere un lungo rettilineo di strada extra urbana a 50Km/ora.

Nelle ore di punta si sviluppano sul raccordo autostradale lunghissime code formate da coloro che debbono raggiungere il capoluogo umbro per lavoro, studio o altro, creando problemi di sicurezza, inquinamento, perdite di tempo, perdite  che generano un costo sociale altissimo e tante volte neppure stimato.

Gli interventi fatti alcuni anni addietro e connessi alla realizzazione del muretto di separazione New Jersey (che tantissime vite ha salvato) portarono alla realizzazione di risicate corsie di emergenza che sono molto pericolose nel caso dovessero servire per vere e proprie emergenze.

Il tracciato del raccordo autostradale Perugia – Bettolle  “R6”,  è oggetto di continui interventi di manutenzione e gli ingorghi di traffico che si sviluppano sono notevoli.

Sul fronte della rete ferroviaria sembra come che il tempo si sia fermato ….. vedi, per esempio, la “casina” della stazione di Ellera – Corciano e … anche se ci metti tutta la buona volontà, non riesci a capire, a comprendere come sia stato possibile che nessun intervento sia stato realizzato per rendere questa struttura funzionale, bella, confortevole, data anche la sua collocazione in area davvero strategica a servizio di una zona commerciale e ludica di prim’ordine.

Anche le altre stazioni delle linea Foligno – Terontola non hanno avuto miglior destino.

Stessa cosa per le stazione della F.C.U. …. che non ho mai frequentato ma, viste dall’esterno, lasciano supporre un’analoga situazione.

IDEE E PROSPETTIVE

Poco tempo fa trovai questa immagine

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Sembra proprio lo schema della classica cartina che rappresenta un rete metropolitana.

Già perché proprio le linee ferrate di R.F.I. e di F.C.U. coprono tutto il territorio regionale. E allora perché le linee secondarie Foligno – Terontola e FCU sembrano quasi in fase di dismissione, considerate quasi “rami secchi” e dove talvolta funziona un servizio sostitutivo di autobus in determinati tratti o periodi? Com’è possibile non utilizzare al meglio una infrastruttura che ESISTE GIA’ e che potrebbe garantire una migliore qualità di vita, di sicurezza, di risparmio per tutti?

E’ vero che sono tutte linee ad unico binario, quindi in gergo tecnico trattasi di circolazione ferroviaria “non banalizzata” (circolazione banalizzata è quella a doppio binario) ma è pur vero che le numerose stazioni presenti sul tracciato, offrono tantissime possibilità di coincidenza.

E perché ad oggi non viene sfruttata questa preziosa risorsa già esistente?

Perché mancano:-

  • corse frequenti dei treni
  • convogli moderni e veloci
  • stazioni moderne, accoglienti e sicure

Perché in definitiva manca la bellezza e l’efficienza e non l’una o l’altra, ma tutte e due insieme.

Passando ad un’impostazione di rete metropolitana, potrebbe benissimo circolare almeno nelle ore di punta un convoglio ogni 30 minuti per ciascun senso di marcia. Allora tutto può diventare più semplice quando sai che, se hai un contrattempo  oppure esci in ritardo dall’ufficio o da scuola, dopo poco tempo puoi salire sul convoglio successivo.

E poi la bellezza attrae e da il gusto di viaggiare (anche per andare al lavoro o a scuola) … con le stazioni rinnovate ed accoglienti a servizio della comunità locale, sicure in quanto presidiate e trafficate, aumentate anche di numero …. Basti pensare che l’attuale percorso ferroviario passa adiacente al centro commerciale di Collestrada (possibile che non si sia mai pensato di realizzare una fermata) al centro commerciale Quasar di Ellera, al lato sud dell’aeroporto internazionale S. Francesco d’Assisi, vicinissimo al presidio ospedaliero di Perugia la cui fermata può essere meglio collegata con l’ospedale, al lato nord dell’industria dolciaria Perugina, su tutto il perimetro del parco sportivo Pian di Massiano. Cito queste aree perché le conosco bene, ma ogni zona della nostra regione ha le sue caratteristiche e potenzialità.

La stazione di Ponte San Giovanni con l’intersezione dei due tracciati Foligno/Terontola e FCU  e la diramazione che porta alla bellissima stazione di S. Anna al centro di Perugia, assumerebbe un ruolo di grande importanza.

In definitiva con corse frequenti si potrebbe anche andare a fare compere ai centri commerciali utilizzando il treno, raggiungere il centro del capoluogo mediante l’interconnessione del minimetrò alla stazione di Perugia Fontivegge, oppure andare  alle multisale di Borgonovo,  Gherlinda, ai plessi sportivi, al planetario,  ecc. tanto per fare alcuni esempi.

A maggior ragione si svilupperebbe la mobilità tra tutti i centri abitati della regione, minori e maggiori …

Il tutto in una forma nuova di mobilità strutturata, fruibile da tutta la popolazione mediante l’utilizzo di tariffe e formule di abbonamento tali da consentire lo spostamento rapido, comodo e conveniente non solo per chi viaggia da solo, ma anche per le famiglie per le quali al momento, non esiste alcun rapporto “diretto” di quoziente familiare – Q.F. – nei trasporti pubblici (solo eventuali agevolazioni a livello di Comune secondo le determinazioni degli indici ISEE) e, della stessa famiglia, un componente paga per uno, tre per tre, quattro per quattro ecc. anche se il reddito che entra in casa è solo di una persona.

Anche il turismo ne trarrebbe ampi benefici e a sua volta potrebbe generare importanti flussi di traffico passeggeri e la regione stessa ne trarrebbe un importante ritorno di immagine.

Il trasporto pubblico su strada dovrebbe essere utilizzato a supporto ed integrazione del trasporto su rotaia in ordine alle zone non raggiunte dai tracciati ferroviari, ne diverrebbe complementare anche per il raggiungimento delle singole stazioni ferroviarie.

I TEMPI, I RISPARMI E LA MIGLIOR QUALITA’ DI VITA

Percorrere, ad esempio,  con convogli ferroviari la distanza di 25 chilometri occorrono poco più di venti minuti, considerando le fermate e le ripartenze; la stessa distanza percorsa con autobus di linea extra urbana viene coperta, secondo il tracciato, da 40 a 75 minuti.

La frequenza di convogli unita ad un’offerta economica conveniente, spingerebbe la popolazione a riprendere l’utilizzo del trasporto pubblico su linee ferrate. Basti pensare quanto risparmio a favore delle famiglie (l’utilizzo di un’auto propria per una persona singola è oltremodo oneroso visto che in relazione ai chilometri percorsi tutti i giorni per recarsi al lavoro, oltre la spesa per il carburante va computata tutta una serie di altri costi che vanno dalle gomme, alla manutenzione, ma anche all’acquisto stesso del veicolo .. )

Di notevole rilievo l’incremento occupazionale con impiego di personale a terra e viaggiante composto in larga misura da giovani motivati.

Già, a questo punto servono dei numeri per supportare quanto descritto. Questo è possibile sviluppando uno studio specifico che non presenta particolari difficoltà posta la conoscenza di determinate specifiche e dotazioni per la circolazione ferroviaria, con appropriate simulazioni in ordine all’offerta e alla fruizione del servizio di mobilità.

Concretamente le linee ferrate Foligno – Terontola e FCU , compreso anche il minimetrò di Perugia in quanto linea ferrata integrata e complementare, potrebbero confluire in unica società che ne curi la manutenzione e l’efficienza e le noleggi a idonea società di gestione gestisca ed operi il traffico dei propri convogli a servizio della comunità regionale, con tariffe ed abbonamenti convenienti.

L’attuale biglietto “Unico Perugia” avvantaggia di fatto solo la fascia urbana circostante al capoluogo. Attualmente per chi arriva da più lontano, da una parte e dall’altra del capoluogo, l’utilizzo del treno comporta o comporterebbe, una somma di abbonamenti: il primo che copre il percorso che va dalla propria residenza fino alla cosiddetta fascia urbana; il secondo che copre tutta la fascia urbana. Attualmente questa situazione, rende di fatto antieconomico l’utilizzo della rete ferroviaria: ecco perché quasi tutti viaggiano con gli autobus extra urbani …

 UNO SGUARDO AL FUTURO:

  • CONNESSIONE A LINEA A.V.
  • COLLEGAMENTO CON SIENA

La direttrice Milano Roma  passa a fianco del lago Trasimeno sia con la così detta “linea lenta” sia con la linea A.V.  – La connessione con tali linee potrebbe derivare da un nuovo tracciato che va da Ellera a Chiusi (in parte già esistito fino alla centrale elettrica di Pietrafitta e poi dismesso).

A Chiusi verrebbe effettuato il raccordo con l’ A.V.  e la connessione con la linea locale che prosegue in direzione Siena e provincia.

CONCLUSIONI

Senza alcuna pretesa, solo con l’intento di un possibile approfondimento per non lasciare andare al declino infrastrutture potenzialmente utili, sicuramente necessarie o proprio indispensabili.

Paolo Moroni

Passignano, 18 marzo 2015

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